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4 dicembre 2018
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4 dicembre 2018, Commenti disabilitati su Rapporto Province 2018

   Sintesi dei principali risultati

Popolazione in calo nel Lazio: stabili Roma e Latina, mentre a Rieti il decremento maggiore. Il Lazio, al 1°gennaio 2018, conta 5,9 milioni i cittadini residenti, 1.431 unità in meno rispetto l’anno precedente. A livello territoriale, la contrazione raggiunge lo 0,6% a Rieti (-866 unità), -0,5% a Frosinone (-2.435 residenti) e -0,3% a Viterbo (-803 residenti), mentre Roma e Latina mostrano una maggiore capacità di tenuta, non registrando differenze significative rispetto all’anno precedente. Anche considerando il quinquennio 2014-2018 l’incremento demografico regionale, seppur positivo, è poco incisivo (+0,4%, +26 mila unità in termini assoluti) ed è trainato dall’andamento positivo dell’area metropolitana (+0,8%) e di Latina (+1%), che riescono a compensare le contrazioni segnate nelle restanti province (-2% a Rieti, -1,4% a Frosinone e -1,2% a Viterbo).

I capoluoghi si confermano i territori più dinamici (+11,3% sul 2008) mentre i piccolissimi comuni sono a rischio “estinzione”. Nell’ultimo decennio la popolazione laziale è cresciuta in maniera più significativa nei capoluoghi (+11,3%), a fronte di un incremento relativamente meno consistente tra gli altri territori (+9,3%); questa dinamica trova conferma a Viterbo (+12,7%, +2,3% quella degli altri territori della provincia), Latina (rispettivamente +11,4% e +9,7%), Rieti (+3,5% nel capoluogo e +1,7% negli “altri comuni”), mentre a Roma sono gli “altri comuni” a registrare una crescita più significativa (+14,2% per i comuni della provincia contro +11,7% rilevato nella Capitale). Nel Comune di Frosinone, infine, si registra una riduzione della popolazione pari al -3%, a fronte di una sostanziale capacità di tenuta osservata negli altri territori della provincia (+0,3%). L’incremento demografico registrato nel decennio 2008-2018 è determinato dunque dai centri urbani di dimensioni medio-grandi (con almeno 15 mila residenti), mentre nei comuni più piccoli si osserva un progressivo spopolamento. Nei 253 comuni del Lazio che contano meno di 5 mila residenti (pari al 70% dei 378 comuni del Lazio che accolgono appena il 7,6% della popolazione, pari a 448 mila residenti) si è registrato in un decennio un calo della popolazione di -2,2% (-9.908 unità in termini assoluti). In tale contesto significativo è il “caso” Rieti, dove ben 69 comuni hanno meno di 5 mila abitanti (sui 73 totali) e dove negli ultimi dieci anni i piccolissimi comuni (con meno di mille abitanti) hanno registrato un costante spopolamento, con una perdita di oltre 2 mila presenze, risultando a rischio la sopravvivenza.

Culle vuote nel Lazio (3.022 bambini in meno tra il 2016 e il 2017) e continua a calare il numero medio di figli per donna. I nati nel Lazio al 31 dicembre 2017 sono 44,5 mila (3 mila in meno rispetto all’anno precedente), riflesso delle “perdite” rilevate in tutte le province: in termini assoluti il calo delle nascite è pari a 2,4 mila unità nell’area metropolitana di Roma (-6,9%), a -327 nel frusinate, a -178 nel viterbese, -35 a Latina e -16 a Rieti. Anche il tasso di natalità nel Lazio (7,6 nascite ogni 1.000 residenti nel 2017) evidenzia un deciso peggioramento rispetto al 2008 quando le nascite ogni 1.000 residenti erano 10,6. La situazione più critica si rileva nell’area metropolitana di Roma, dove il quoziente di natalità passa in un solo decennio da 11 a 7,6 nati per mille residenti; non si osservano situazioni migliori tra le altre province che perdono in media 2 punti percentuali dal 2008 al 2017: Latina passa da 10,4 nati ogni mille residenti a 8,3, Rieti da 8,4 a 6,4, Viterbo da 8,6 a 6,6 e Frosinone (da 8,6 nel 2008 a 7,4 nel 2017). Questa continua contrazione – insieme a un aumento della mortalità –  è causa di un saldo naturale negativo in tutti i territori della regione, con il valore più significativo nella città metropolitana di Roma (33.063 nati vivi e 42.898 morti); seguita da Frosinone (con 3.643 nati e 5.710 morti), Viterbo (con 2.101 nati e 3.981 morti), Rieti (con 1.008 nati e 2.022 morti) e Latina (con 4.758 nati e 5.340 morti). La riduzione della fecondità procede di pari passo all’incremento dell’età media dei genitori alla nascita del figlio. I dati confermano come nell’ultimo decennio l’età media alla nascita del primo figlio sia cresciuta di 0,5 anni per le donne (passando da 31,8 nel 2007 a 32,3 nel 2016) e di 0,4 anni per gli uomini (da 35,4 a 35,8 anni).

… anche tra le coppie straniere. Nel 2016 (ultimo dato disponibile) quasi una nascita su quattro è avvenuta all’interno di coppie con almeno un genitore straniero: 10,6 mila in valori assoluti (pari al 22,2% del totale), di cui 7.314 da entrambi genitori stranieri (il 15,4% del totale), mentre 3,3 mila all’interno di “coppie miste” e pertanto legittimamente riconosciuti come cittadini italiani sin dalla nascita per effetto dell’istituto della filiazione. Rispetto all’anno precedente, come accade per le coppie italiane, anche le nascite tra le coppie straniere subiscono una battuta d’arresto riportando una contrazione pari al 2,7%, che trova tuttavia riscontro soltanto tra i nati da entrambi genitori stranieri (tra le coppie “miste” i nati aumentano invece dell’8,1%). Anche il numero di figli per le donne straniere subisce un brusco calo passando mediamente da 2,62 figli nel 2008 a 1,66 nel 2016 (da 1,36 a 1,33 nel totale della popolazione femminile).

Una popolazione sempre più anziana: +60 mila over64 nel Lazio nell’ultimo quinquennio – Nel 2018 gli anziani con più di 64 anni sono oltre 1,2 milioni nel Lazio (187mila gli over85enni) registrando un incremento del 5% nell’ultimo quinquennio (+59.679 in termini assoluti). Tra i territori è Latina a registrare la crescita più significativa di anziani, pari al +9%, seguita da Frosinone (+6,1%), Roma (+4,4%) Rieti (+4,1%) e Viterbo (+4%). Coerentemente, il bilancio naturale (al 2017) registra nel Lazio 7,6 nascite e 10,2 decessi ogni mille residenti. Il confronto con il 2008 evidenzia un quadro in deciso peggioramento registrando un decremento del tasso di natalità pari a 3 punti (si attestava a 10,6) mentre l’indice di mortalità subisce un incremento di 0,6 punti (9,6 nel 2008). Tra le province si confermano le criticità del territorio reatino dove si segna lo scarto più consistente tra natalità e mortalità, con 6,4 nati e 12,9 morti ogni mille abitanti, seguita da Viterbo (6,6 e 12,5), Latina (8,3 e 9,3), Roma (7,6 e 9,9) e Frosinone (7,4 e 11,6).

 Società multietnica: il futuro è già qui – Il Lazio conta 679 mila residenti stranieri nel 2018, con una crescita di oltre 16,5 mila unità rispetto all’anno precedente (+2,5%); la provincia che presenta gli incrementi più significativi nell’ultimo anno è Latina (+5,1%; +2.575 unità in valori assoluti), seguita da Viterbo (+3,7%; +1.112 stranieri), Frosinone (+3%; +737 unità), Roma (+2,2%; +11.838) e Rieti (+2,1%; +285). Anche osservando il medio periodo, è sempre Latina a presentare la crescita più incisiva di residenti stranieri (+22,9% rispetto al 2013, pari a +9.821 unità), seguita da Frosinone (+10,3%; +2.356), Roma (+9,6%; +48.553), Rieti (+6%; +770) ed infine Viterbo (+5,3%; +1.568). Anche il dato relativo alla presenza degli studenti stranieri nelle scuole del Lazio disegna una trasformazione in atto della società verso una realtà multietnica: sono infatti 10,4 ogni 100 iscritti gli studenti stranieri presenti nelle scuole secondarie di primo grado, scendendo soltanto leggermente tale valore nelle scuola secondarie di primo grado (10 ogni 100) ed in quelle secondarie superiori (8 su 100), a testimonianza di un naturale percorso di integrazione capace di regalare al nostro territorio nuove energie e nuove sollecitazioni. Al primo gennaio 2018 la popolazione straniera residente nel Lazio è costituita per il 51,6% del totale da donne (350.556 unità in termini assoluti), a fronte del 48,4% di uomini (328.918 unità). Tra le province, solo a Latina – dove prevale la richiesta di manodopera maschile da impiegare nelle attività agricole – l’incidenza degli uomini risulta maggioritaria (pari al 54,5% contro il 45,5% delle straniere donne), mentre gli altri territori confermano una maggiore femminilizzazione, a conferma della forte vocazione terziaria che contraddistingue la regione. Inoltre, i dati anagrafici degli stranieri nel Lazio rivelano che – mentre la presenza di anziani è quasi del tutto irrilevante (appena il 4,1% del totale della popolazione straniera residente nel Lazio al 2018) – al contrario risulta molto più ampia la fascia d’età “da lavoro” (15-64 anni) con 547 mila stranieri residenti al 1° gennaio 2018, pari all’80,5% del totale degli stranieri censiti nel territorio (il 73,4% per gli italiani, circa 4,6 milioni di unità).

Famiglie sempre meno “tradizionali”. Aumentano i matrimoni. Ma solo quelli civili. Ben il 45% delle nascite nel Lazio è avvenuto all’interno di coppie non sposate: la natalità all’interno del matrimonio è infatti diminuita nel periodo 2007-2016 di ben 17,2 punti a fronte di una contestuale crescita della nascite da genitori non coniugati (+23,7% nel 2016, contro il 13,2% nel decennio precedente). Al tempo stesso, sono cresciute le cosiddette famiglie “unipersonali” (+10,2% tra il 2013 e il 2017, passando nel Lazio da 824 mila a 908 mila unità), arrivando a rappresentare il 35,3% del totale delle famiglie della regione. Nel Lazio aumentano inoltre i matrimoni (+3%, pari a 17.635 nozze) soprattutto nella provincia di Rieti (+21,6%; da 408 a 496 celebrazioni), seguita dalla città metropolitana di Roma (+4%; da 12.361 a 12.851) e dalla provincia di Frosinone (+3,5%; da 1.470 a 1.521 unità, mentre diminuiscono a Viterbo e Latina rispettivamente -5,8% (da 1.117 a 1.052 unità) e -3% (da 1.768 a 1.715). L’incremento della nuzialità osservato nel Lazio è determinato, tuttavia dalle sole unioni celebrate con rito civile, che nel 2016 rappresentano il 54,2% del totale dei matrimoni (contro il 37,7% del decennio precedente) con una crescita pari al +8,8% (+744 unioni) che nell’ultimo anno ha più che compensato la contestuale contrazione delle celebrazioni religiose (-3,2%; -263 in termini assoluti). A livello territoriale, Frosinone e Latina continuano a mantenere maggioritaria la percentuale di matrimoni religiosi (62,9% e 56,4%), pur risultando tali valori in forte calo rispetto a quelli del decennio precedente (78,2% a Frosinone e 73,5% nella provincia pontina). Segue Rieti, con un’incidenza di unioni religiose pari al 47,6% (71,5% nel 2007), mentre Viterbo e la città metropolitana di Roma registrano risultati inferiori alla media regionale, pari rispettivamente al 44,4% e al 42,4% (62,8% e 58,4% nel decennio precedente).

…Crescono le seconde nozze, soprattutto per le donne. Nel 2016 le seconde nozze raggiungono un’incidenza sul totale pari al 9,1% per gli uomini (era l’8% nel 2012) e al 13,1% per le donne (era l’11% nel 2012), a fronte di valori più contenuti in Italia, pari rispettivamente al 7,4% per gli uomini (6,2% nel 2012) e all’11,5% per le donne (9,5% nel 2012). Tra le province la quota di donne al secondo matrimonio nel 2016 raggiunge il 17,3% a Viterbo, con un incremento particolarmente significativo nell’ultimo quinquennio (+5,4 punti percentuali sul 2012); seguono Rieti e la città metropolitana di Roma con un’incidenza al 14,2% (12,4% nel 2012) e al 13,5% (8,2% nel 2012), mentre Latina e Frosinone registrano valori decisamente più esigui (7,5% e 6,9% nel 2016 e 7,1% e 4,7% nel 2012). Tra gli sposi uomini è invece Rieti a raggiungere l’incidenza più significativa, con una quota pari al 9,8% (9 nel 2012), seguita da Roma (9,1% contro il 7,4% del 2012) e Viterbo (8% contro il 6,4%) mentre, anche in questo caso, Latina e Frosinone registrano le quote più esigue, pari rispettivamente al 6,6% e al 6,3% (5,1% e 4% nel 2012).

Competitività: il Lazio 156esima in Europa (su 263). Criticità soprattutto per qualità delle Istituzioni e “maturità” tecnologica. L’Indice di competitività regionale stilato dal Joint Research Centre della Commissione Europea su 263 regioni europee, colloca il Lazio al 156esimo posto nella graduatoria 2016, perdendo 13 posizioni rispetto al 2013 e ben 23 rispetto al 2010. Tutte le regioni italiane registrano comunque valutazioni piuttosto deludenti: il territorio più competitivo – ovvero la Lombardia – si colloca infatti solo 143°, seguita dalla provincia autonoma di Trento (153°) e, terza in Italia, dal Lazio. Considerando i singoli indicatori, nel Lazio le maggiori criticità riguardano la “Qualità delle istituzioni” (per cui risulta 247° su 263) e il “Livello di maturità tecnologica” (per cui si attesta alla 213esima posizione). Risultati più incoraggianti, anche se lontani da quelli delle regioni più virtuose, si segnalano al contrario in merito allo sviluppo delle imprese (al 44esimo posto con un punteggio di 50,7/100) e alle infrastrutture (65esima posizione con 55,6/100).

Economia: in crescita il PIL dopo cinque anni negativi. Il Prodotto Interno Lordo del Lazio (pari a 186,5 miliardi), torna nel 2016 su un terreno positivo, con una variazione nominale del +1,6% (+1% in termini reali). Tale risultato, pressoché in linea con la dinamica nazionale (+1,7%), risulta tuttavia ben distante dall’incremento registrato nelle regioni capitali di Berlino (+4,6%), Madrid (+3,9%) e Amsterdam (+3,2%), acuendo le già consistenti sperequazioni nella distribuzione della ricchezza: a fronte di un valore pro capite pari, nel Lazio, a 31.600 euro, Bruxelles e Londra presentano infatti un risultato più che doppio (rispettivamente 63.800 e 63.700 euro), mentre tra le principali regioni capitali europee soltanto Atene (22.100 euro) ottiene un valore inferiore a quello laziale. Sul fronte nazionale il Lazio è seconda per ammontare complessivo del Pil (al primo posto si colloca la Lombardia con quasi 369 miliardi di euro), scivolando in sesta posizione in termini pro-capite (dopo Trentino, Lombardia, Val d’Aosta, Emilia e Veneto).

Frosinone (+42,7%) traina la crescita dell’export regionale nel 2017 (+17,2%). Ma frena nel primo semestre 2018. Nel 2017 il valore complessivo dell’export laziale raggiunge i 23 miliardi di euro (il 5,1% del totale nazionale), con una crescita del +17,2% sull’anno precedente, la più alta tra le regioni italiane (+29,9% tra il 2013 e il 2017 e +14,8% in Italia). La consistente dinamica di crescita è determinata soprattutto dalla provincia di Frosinone, che nell’ultimo anno registra un incremento del 42,7%, arrivando ad assorbire quasi un terzo del totale dell’export regionale (circa 7,4 miliardi di euro); anche Rieti presenta una ripresa della propria capacità esportatrice (+18,9%), pur continuando a contribuire appena per l’1,6% del valore totale regionale (362 mln); positivo anche il risultato di Roma (+8,7%, da 8,3 a 9,1 miliardi di euro) e di Latina (+7,2%; da 5,3 a 5,7 miliardi), mentre Viterbo presenta una leggera flessione (-3,4%, da 405 a 391 miliardi). Considerando il contributo dell’export al valore aggiunto provinciale, Frosinone con una incidenza pari al 53,3% si conferma la provincia più esportatrice del Lazio, seguita da Latina (46,7% del PIL) e da Rieti (11,6%), che in pochi anni vede raddoppiare tale valore (era pari al 6,7% nel 2012). Più contenuti i valori di Viterbo (6,8%) e di Roma (6,1%), complessivamente stabili nell’ultimo quinquennio. Gli aggiornamenti disponibili relativi al primo semestre del 2018 evidenziano tuttavia nel Lazio una situazione in controtendenza, con un decremento delle esportazioni del 2,3%, ascrivibile a Frosinone (-19,1%) e Viterbo (-12,3%), mentre la città metropolitana di Roma consolida il risultato dell’anno precedente (+1,8%) e Rieti e Latina presentano un nuovo balzo (rispettivamente +22,2% e +15%). Circa i due terzi dell’export regionale sono assorbiti dai Paesi Europei (15,3 mld di euro), in particolare Belgio (3,6 mld), Germania (3 mld) e Francia (1,7 mld), mentre fuori dai confini europei sono gli USA ad assorbire la quota più significativa (2,9 mld). In termini dinamici, in forte crescita l’export verso la Cina (+170% sul 2016) e gli USA (+120,9%).

Chimico-farmaceutico settore di punta dell’export. Nei trasporti la maggiore crescita – Anche nel 2017 il settore farmaceutico conferma il suo ruolo centrale all’interno dei due principali poli esportatori della regione, quali Latina e Frosinone: nello specifico, il comparto assorbe il 76,8% del totale dell’export della provincia pontina (quasi 4,4 miliardi di euro in valori assoluti) ed il 47,8% nel frusinate (3,5 miliardi). A Latina particolarmente importante si conferma inoltre il comparto chimico (256 milioni di euro, pari al 4,5% del totale) e l’industria alimentare (244 milioni, pari al 4,3%), mentre nel frusinate molto significativa risulta la quota relativa ai trasporti, che assorbe il 34,8% del totale dell’export provinciale (2,6 miliardi). Anche nel reatino le esportazioni sono concentrate nel polo farmaceutico e chimico-medicale, che assorbe il 71,2% del totale dell’export del territorio, mentre nell’area metropolitana di Roma si registra una maggiore eterogeneità pur vantando alcune “specializzazioni”: il settore chimico contribuisce per il 19,4% all’export del territorio, seguito dai trasporti (14%) e dalle lavorazioni dei prodotti in metallo (9,7%). Nel viterbese prevale invece il settore degli articoli in gomma e plastica, con una quota pari al 31,7% e quello dei prodotti agricoli, pari al 23,9% del totale. In termini dinamici è il settore dei mezzi di trasporto (3,9 miliardi il suo valore, pari al 17% del totale dell’export regionale) a presentare la crescita più consistente nell’ultimo anno (+64,4% sul 2016), seguito dal comparto farmaceutico e chimico-medicale (+16,6%) e dal comparto tessile e dell’abbigliamento (+13,5%).

Ma è sempre negativo il saldo della bilancia commerciale: -12,6 mld nel 2017. Nel 2017 il valore complessivo delle importazioni regionali raggiunge i 35,6 miliardi, con un incremento dell’8,6% sul 2016, quindi molto inferiore a quello dell’export. Migliora conseguentemente il saldo della bilancia commerciale regionale, che continua però a mantenere segno negativo, scendendo da -13,2 a -12,6 miliardi di euro. Il risultato regionale è determinato in larga misura dall’area metropolitana di Roma (-12,3 miliardi, peraltro in crescita rispetto agli 11 del 2016); negativo anche il saldo di Frosinone (-473 milioni di euro), tuttavia in forte flessione nell’ultimo anno, mentre positivo, seppur con valori contenuti, è il risultato di Latina (+7 milioni di euro), Rieti (+53 milioni) e Viterbo (+118 milioni). A livello settoriale colpisce come la bilancia commerciale presenti un saldo negativo generalizzato, interessando tutti i settori “di punta”, con valori particolarmente significativi per il comparto dei mezzi di trasporto, con un saldo negativo di -4,1 miliardi nel 2017, seguito dal settore alimentare (-2,3 mld), dal coke e i prodotti petroliferi raffinati (-1,65 mln) e dal comparto farmaceutico e chimico-medicale (-1,15 miliardi). 

Crescono le imprese nel Lazio: 651 mila nel 2017, pari a +1,1%. La positiva dinamica economica riscontrabile nell’ultimo biennio trova riscontro anche nell’espansione del sistema imprenditoriale, peraltro accompagnata, dopo molti anni, da un pur leggero spostamento dell’occupazione verso le imprese di medie e grandi dimensioni. Nel 2017 le imprese registrate nel Lazio presentano infatti un incremento del +1,1% sul 2016 (da 643,9 mila a 650,8 mila unità in termini assoluti) e del +4,6% rispetto al 2013 (+0,5% e +0,3% in Italia), con una crescita relativamente più sostenuta a Rieti e Roma, dove le imprese aumentano rispettivamente del +1,5% (da 15 a 15,2 mila unità) e del +1,2% (da 486,3 a 492 mila). Tuttavia, mentre nell’area metropolitana tale dinamismo si accompagna ad un generale miglioramento del quadro macroeconomico, a Rieti sembra correlarsi anche ad una esigenza di “auto-impiego” conseguente alla debolezza della domanda di lavoro subordinato sul territorio e dei relativi livelli retributivi; seguono, con variazioni più contenute, Frosinone (+1%; da 47,4 a 47,8 mila unità) e Viterbo (+1%; da 37,4 a 37,8 mila unità), mentre sostanzialmente stabile rimane il risultato di Latina (+0,1%; 57,9 mila imprese nel 2017). Nonostante le variazioni riscontrate, nel 2017 è ancora Viterbo la provincia con il tasso di imprenditorialità più alto, con un valore pari a 18,5 imprese ogni 100 abitanti (15-64 anni); al secondo posto è Roma (17,3%), seguita da Rieti e Latina (entrambe con 15,3) e, in ultimo da Frosinone (con un indice pari a 15).

Imprese femminili e imprese straniere motori della crescita – Nel 2017 sono le imprese femminili a presentare i tassi di crescita più sostenuti, con un incremento dell’1,6% su scala regionale, che sale al 2% a Rieti ed all’1,9% a Roma e Viterbo. Le imprese rosa raggiungono nel 2017 le 143.258 unità, arrivando a rappresentare il 22% delle imprese totali. In termini relativi l’indice di femminilizzazione più alto si rileva a Frosinone (con 28,2 imprese femminili ogni 100 iscritte), seguita da Viterbo (27,6%), Rieti (27,1%), Latina (25,6%) e in ultimo da Roma, dove comunque più di una impresa su 5 (20,1%) è guidata o gestita da una donna. Ancora più alto, nel 2017, l’aumento del numero delle imprese straniere registrate (+4,1% e +27,3% sul 2013), attestandosi a 77.125 unità, pari all’11,9% delle imprese totali del Lazio.

Imprese sempre più orientate al terziario. L’industria resiste soltanto a Frosinone. Le imprese del terziario presentano nel 2017 un aumento dell’1,2%, arrivando a rappresentare il 62,8% del totale regionale (il 65,8% nella città metropolitana di Roma); all’interno del settore particolarmente consistente risulta la crescita delle imprese del comparto “alloggio e ristorazione” e “attività di noleggio e agenzie di viaggio” (entrambe +3%), del comparto “sanità e assistenza sociale” (+2,9%) e delle “attività artistiche, sportive e di intrattenimento” (+2,5%). In lieve crescita anche le attività agricole (+0,3%; da 44.087 a 44.202 unità), con i valori più sostenuti a Rieti (+2,4%), Frosinone (+1,3%) e Viterbo (+1,1%). Stabile ii dato di Roma, mentre Latina, in controtendenza, vede diminuire le imprese del settore primario (-1,7%), che tuttavia continuano a rappresentare quasi il 18% del totale. Il comparto industriale registra infine un decremento dello 0,4%, determinato soprattutto dal calo delle attività manifatturiere (-0,7%) e in misura più esigua dalla riduzione delle imprese di costruzioni (-0,3%). Tra le province la contrazione risulta particolarmente significativa a Viterbo (-1,4% le costruzioni e -1% la manifattura), seguita da Rieti (-1% e -0,5%), Latina (-0,4% per entrambe le categorie) e Roma (-0,2% e -0,4%), mentre rimane stabile a Frosinone (+0,1% le costruzioni e -0,2% le attività manifatturiere).

Ma il futuro è incerto: crollano gli investimenti delle imprese (-8,2% nel 2017). Soprattutto tra le “grandi” (-9%) e nella Capitale (-9,1%). I moderati segnali di ripresa registrati nel Lazio non hanno restituito alle imprese una reale fiducia nel futuro. I prestiti erogati dagli istituti bancari registrano infatti nel 2017 una contrazione dell’8,2% (-3,3% in Italia), con una netta inversione di rotta rispetto al risultato del 2016 (+0,6%). Se Rieti è l’unica provincia a registrare una pur leggera variazione positiva (+1,1), il calo più consistente si rileva nell’area metropolitana di Roma (-9,1%) e, in misura molto esigua, di Frosinone (-0,4%), mentre sostanzialmente stabili risultano i valori a Viterbo e Latina. La complessiva contrazione dei finanziamenti ha coinvolto in misura più incisiva le imprese di maggiori dimensioni (20 o più addetti), i cui impieghi scendono del -9% tra il 2016 e il 2017, e soltanto secondariamente quelle più “piccole” (-1,3%). L’analisi territoriale relativa a questo segmento di imprese addetti evidenzia come la flessione registrata investa sostanzialmente la sola area di Roma (-9,8% tra il 2016 e il 2017) e, marginalmente, Latina (-0,5%), mentre variazioni di segno positivo si rilevano a Frosinone (+0,4%), Viterbo (+1%) e Rieti (+4,2%).

 

+41.700 occupati nel Lazio nel 2017; +152.000 sul 2013. Positivo anche il primo semestre 2018. Nel 2017 gli occupati nel Lazio raggiungono quasi i 2,4 milioni di unità (2.377.700), con una crescita dell’1,8% (+41,7 mila unità) sull’anno precedente (+1,2% in Italia). La crescita regionale è trainata dalla provincia di Latina (+5,1% sul 2016) e da Roma (+2%), mentre una dinamica di segno opposto si registra a Frosinone (-2,5%), Rieti (-0,4%) e Viterbo (-0,4%). Rispetto al 2013 la crescita degli occupati si attesta nel Lazio a +152.00 unità (+6,8%, a fronte di +3,8% in Italia). Coerentemente il tasso di occupazione regionale, pari a 60,9 nel 2017, risulta in crescita di un punto percentuale (era pari al 59,9 nel 2016). Anche i dati più recenti, riferiti al secondo trimestre 2018, confermano la crescita occupazionale raggiungendo l’indice il 61,1% (59,1% in Italia). Relativamente alle province, è Latina a registrare la crescita più alta del tasso di occupazione tra il 2016 e il 2017 (+2,8 punti, dal 52,3% al 55,1%), seguita da Roma (+1 punto, dal 62,6% al 63,6%) e da Viterbo +0,4 punti (dal 55,9% al 56,3%). Stabile infine Rieti (-0,1 punti, dal 54,9% al 54,8%) e negativa Frosinone (-0,5 punti; dal 49,2% al 48,7%).

In crescita gli occupati nei servizi (+1,8%) e in agricoltura (+10,4%). Si ferma l’emorragia occupazionale nell’industria, ma non nelle costruzioni – L’incremento occupazionale è determinato principalmente dal settore dei servizi, che nel Lazio registra variazioni pari rispettivamente al +1,8% nel 2017 (+36 mila unità) e al +10% rispetto al 2013 (+181,7 mila unità). In termini relativi è tuttavia il settore agricolo a evidenziare la più forte dinamica di crescita nel Lazio, con valori pari a +10,4% nell’ultimo anno (+5 mila unità in termini assoluti) che raggiungono il +35% se osservati nell’intero periodo 2013-2017 (+13.200 unità). Questa volta è Viterbo a trainare la crescita, con un numero di occupati del settore che raggiunge le 7.400 unità nel 2017, un valore più che doppio rispetto a quello del 2013 (+135,2%); variazioni positive anche a Latina (con 26,1 mila occupati nel comparto, +40,4% sul 2013), Frosinone (1.500 occupati; +32,3%) e Roma (15.600 lavoratori; +15,6%), mentre a Rieti – che conta 4.600 occupati nel 2017 – si registra una contrazione del 15,3%.

Si ferma la perdita di posti di lavoro nel settore industriale: nell’ultimo anno la dinamica degli occupati dell’industria complessivamente considerata presenta, dopo diversi anni, una leggera espansione (+0,2% e +800 unità in termini assoluti); tale risultato tuttavia deriva esclusivamente dal manifatturiero (+2,3%, pari a +4.700 unità in valori assoluti), mentre prosegue la flessione occupazionale nel settore edile (-3%, pari a -3.900 unità). Considerando invece l’intero quinquennio 2013-2017, il settore industriale perde l’11,5% dei propri occupati (-43,3 mila unità), con un’intensità maggiore nell’edilizia (-15%; -22,3 mila unità), ma rilevante anche nell’industria in senso stretto (-9,2% e -21 mila unità).

In calo anche la disoccupazione. Maggiori criticità per donne e giovani E Frosinone doppia Roma – Buone notizie anche sul fronte della disoccupazione, il cui tasso nel 2017 si attesta al 10,7% nel Lazio (11,2% in Italia), a fronte dell’11,1% del 2016. A livello provinciale la più virtuosa è Roma, con un tasso pari al 9,5% (9,8% nel 2016), seguita da Rieti (11,8%; 12% l’anno precedente), Viterbo (13%; era al 14,9% nel 2016), Latina (13,3%, a fronte del 15,5% sul 2016) e, in ultimo da Frosinone, unica provincia in controtendenza, con un incremento di 1,2 punti percentuali e un tasso del 18% nel 2017. La flessione della disoccupazione osservata nel 2017 nel Lazio ha interessato la sola componente maschie dell’offerta (-12 mila unità e -0,9 punti percentuali per l’indice, passato dal 10,8% al 9,9%), mentre le donne in cerca di lavoro aumentano di 3 mila unità (+2,2%), senza tuttavia modificare il valore dell’indice, stabile all’11,6%. Conseguentemente aumenta lo scarto di genere (da 0,8 a 1,7 punti percentuali). Ancora critico, inoltre, il dato della disoccupazione giovanile (15-24 anni) che nel 2017 si attesta nel Lazio sul 36,3%: un valore che – pur molto inferiore a quello del 2016 (41,6%), continua a superare la media nazionale (34,7%). Tra le province i valori più alti per la disoccupazione giovanile si registrano a Frosinone (48,5%), seguita da Rieti (41,5%), Latina (37,5%), Roma (36,3%) e in ultimo da Viterbo, dove l’indicatore registra il valore minimo (31,8%), con un decremento di 14,9 punti percentuali sull’anno precedente). 

Il lavoro però è sempre più precario e le retribuzioni stentano a ripartire L’incremento occupazionale complessivamente osservato è spiegato sia da una crescita del lavoro stabile” (+1,4% i dipendenti a tempo indeterminato nell’ultimo anno) sia soprattutto dall’incremento dei contratti parasubordinati e del “lavoro flessibile” (+17% tra il 2016 e il 2017), che spesso non rappresentano condizioni transitorie di accesso al mercato, ma uno status di carattere permanente. Ciò trova pieno riscontro osservando i dati relativi alle retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti del settore privato che, nonostante il miglioramento del quadro occupazionale, continuano a mantenere una dinamica decrescente (-1,2% nel Lazio nel 2017), scendendo da 22.244 a 21.980 euro, interessando trasversalmente l’intero territorio. A livello territoriale è Rieti a registrare la maggiore flessione delle retribuzioni medie (-8,4%), confermandosi anche nel 2017 la provincia con i livelli retributivi inferiori (15.244 euro); seguono Viterbo (-1,9% e 16.246 euro), Latina (-1,5% e 17.151 euro) e Roma (-0,9% e 23.081 euro). Infine Frosinone – dopo la crescita registrata fino al 2016 (+7,6% sul 2012) – nell’ultimo anno vede arrestarsi tale tendenza, con una marginale flessione delle retribuzioni medie (-0,1% e 18.588 euro). Considerando inoltre i dati sulle retribuzioni “depurati” dall’inflazione, quindi in termini di “reale” potere d’acquisto, nel 2017 nel Lazio la loro contrazione raggiunge il –2,5%, arrivando al -9,6% a Rieti, al ‑3,2% Viterbo, al -2,8% Latina, al -2,2% Roma e al -1,4% Frosinone. Anche analizzando la più complessiva dinamica dei redditi (dichiarazioni IRPEF), non si osserva alcuna positiva variazione: il reddito medio per contribuente – pari a 22.207 euro nel 2017 – ha infatti registrato nel Lazio nell’ultimo anno un incremento nominale pari ad “appena” lo 0,8% (+173 euro annui in termini assoluti), che diviene addirittura negativo in termini deflazionati (-0,3%). I contribuenti romani si confermano i più “ricchi”, con un reddito medio pari a 23,9 mila euro nel 2017; seguono, con ampi scarti, quelli di Rieti (18,2 mila euro), di Viterbo (17,8 mila), di Latina (17,1 mila) e di Frosinone (17 mila euro). 

Il “mattone” torna un bene rifugio. In crescita le compravendite (+3,1%) e il valore dei mutui erogati (+3,7%). Le concessioni di prestiti bancari finalizzati all’acquisto di una casa – pari a 41,7 miliardi di euro nel 2017 – registrano nel Lazio nell’ultimo anno un incremento del +3,7%, favorito dalla contrazione dei tassi di interesse e dalla contestuale frenata del calo dei prezzi. Tale ripresa è riscontrabile in misura più consistente nell’area metropolitana di Roma (con 36,7 miliardi di euro, in crescita del 3,5% sull’anno precedente) ed in quella di Latina (2,2 miliardi e +3,4%); seguono Viterbo (1,2 miliardi di euro e +2,8%), Rieti (502 milioni e +2,6%) e Frosinone (1,1 miliardi e +2,1%). La crescita dei mutui trova conferma anche osservando le transazioni del mercato immobiliare, che nell’ultimo anno registrano un incremento del 3,1%, attestandosi nel 2017 a 56,3 mila unità (erano 54,5 mila l’anno precedente) e coinvolgendo l’1,8% del totale degli immobili di “Categoria A” presenti sul territorio regionale (quasi 3,2 milioni di unità). In questa prospettiva è Latina il territorio più dinamico, con una crescita dell’8,3% nell’ultimo anno (4,26 mila compravendite nel 2017, pari all’1,3% del totale degli immobili), seguita da Roma (+3,1% e ben 45,4 mila transazioni, pari al 2% degli immobili), da Viterbo (+2,8%  e 3,2 mila transazioni, l’1,6% del totale delle abitazioni) e da Frosinone, con una variazione pari al +1,9% (2,2 mila unità, lo 0,8% del totale); infine Rieti, nonostante la crescita del valore dei mutui erogati, è l’unico territorio a registrare una variazione di segno opposto (-7,3%, con 1,2 mila compravendite, pari allo 0,9% del totale delle abitazioni del territorio).

L’edilizia scolastica è ancora un’emergenza, criticità soprattutto nel territorio metropolitano. Al 2016, oltre l’80% delle scuole del Lazio è situato all’interno di un’area considerata a ‘medio–alto’ rischio sismico, mente soltanto poco più di una su dieci risulta costruito secondo criteri “compatibili” con le recenti normative antisismiche. Tra le province del Lazio – dove nessun comune è totalmente esente dal rischio sismico – la situazione più problematica si registra nel territorio metropolitano di Roma, dove sono 1.640 le scuole situate in aree ad elevato rischio sismico, mentre soltanto il 2% (46 in termini assoluti) rispetta i criteri di sicurezza previsti al riguardo. La situazione negli altri territori non è migliore: nelle aree ad alto rischio del pontino, infatti, su 66 istituti appena 6 sono “sicuri”, mentre nel viterbese lo sono soltanto 7 edifici su 54; nelle province di Rieti e Frosinone, infine, la totalità delle scuole è localizzata in aree considerate ad elevato rischio di terremoti e in tali aree la percentuale degli edifici progettati o adeguati alla normativa risulta pertanto più elevata, pur rimanendo del tutto insoddisfacente: la percentuale delle scuole “sicure” si attesta infatti ad appena il 41% nel frusinate e al 35% nell’area del reatino.

 Sanità: meno servizi e più spese per i cittadini… Le politiche di rientro del debito sanitario adottate dalla regione all’avvio del commissariamento hanno determinato un incremento dei costi a carico dei cittadini, chiamati a sopperire alla contrazione delle risorse pubbliche con aumenti di compartecipazioni private alla spesa (+11,6% l’aumento dei ticket sui farmaci di fascia A) e attraverso un consistente incremento del prelievo fiscale (IRAP, addizionale Irpef, compartecipazione IVA), che ha comportato un “sacrificio” per i cittadini e le imprese del Lazio quantificabili in circa 2,3 miliardi di euro annui.

A fronte di tale incremento, si segnala tuttavia una contrazione dell’offerta, che ha determinato carenze del servizio, costringendo molti cittadini/utenti a fare ricorso al mercato privato. Nello specifico, tra il 2012 e il 2016 i lavoratori pubblici impegnati a vario titolo nelle strutture sanitarie regionali hanno registrato un decremento del 7,1%, che in termini assoluti corrisponde ad una “perdita” di circa 4.300 lavoratori; a livello territoriale il decremento ha coinvolto in misura più significativa Latina (-11,5% e -355 unità in termini assoluti), seguita da Rieti (-9,9% e -148 unità), Roma (-8,3% e ben -3.312 lavoratori), Viterbo (-7,1% e -199 unità) e Frosinone (-6,6% e -247 unità).

In calo anche la dotazione complessiva di posti letto: tra il 2012 e il 2016 i posti letto “tagliati” nel Lazio sono ben 1.840, passando da 22.896 a 21.056 unità (-8%). A livello locale, la “perdita” più significativa si segnala nel territorio metropolitano di Roma, dove la contrazione si attesta sull’8,8% (-1.641 unità, da 18.643 a 17.002 posti letto), seguita da Latina (-7,2%, da 1.602 a 1.486 posti letto), Frosinone (-6,7%, da 1.444 a 1.347 unità) e Rieti (5,5%, da 383 a 362 unità); sul fronte opposto Viterbo è l’unica provincia a registrare una dinamica positiva (+4,2%, da 824 a 859 unità), ascrivibile alla “redistribuzione” dell’offerta regionale.

 Il Lazio: un territorio fragile. Oltre un comune su 10 ad elevato rischio sismico; rischio frane per 8 comuni su 10 e alluvioni per il 43% – Nel Lazio oltre 1 comune su  10 (l’11,4% del totale) rientra nella zona sismica “1”, ovvero la più pericolosa, dove possono verificarsi fortissimi terremoti (a fronte dell’8,8% in Italia); il 68,3% si colloca nella zona sismica “2” (sismicità “medio-alta”, a fronte del 28% in Italia); il 20,3% rientra nella zona “3” a sismicità “medio-bassa” (25% in Italia), mentre nessun comune registra un rischio sismico molto basso o pressoché nullo (zona sismica “4”), contro il 28,9% registrato su scala nazionale. A livello provinciale è Frosinone la più esposta al rischio sismico, con il 33,3% dei comuni classificati nella “Zona 1” (30 in valori assoluti), seguito da Rieti (17,8%, 13 comuni), mentre negli altri territori nessun comune afferisce alla “Zona 1”. Nel 76,7% dei comuni del Lazio (290) vi sono inoltre aree a rischio franoso (63,9% in Italia), dove risiedono complessivamente 114 mila cittadini; in questo caso è la provincia di Latina a presentare le maggiori criticità, con la totalità dei comuni “a rischio”; seguono il 97% dei comuni della provincia di Frosinone (89 in valori assoluti); l’86,7% a Viterbo (52 comuni); il 60,3% a Rieti (e 44 comuni coinvolti) e il 59,5% nell’area metropolitana di Roma (con 72 comuni esposti a tale rischio). La quota più significativa di cittadini “esposti” si registra invece a Frosinone (il 13,1% del totale, 65 mila unità), seguita dall’area metropolitana di Roma (22.676), da Latina (12,5 mila unità), Viterbo (12,2 mila unità) e Rieti (1.421). Il rischio alluvionale riguarda infine 161 comuni (pari al 42,6%, a fronte del 69,9% in Italia) e 482.950 cittadini (l’8,2%, a fronte del 27,9% in Italia, dove i cittadini a “rischio” sono 16,9 milioni), risultando particolarmente significativo a Latina, dove la percentuale di comuni a rischio raggiunge l’81,8% (27), scendendo al 48,4% nel frusinate (44 comuni), al 40,5% nel territorio metropolitano di Roma (49 comuni), al 35% nel viterbese (21 comuni) e al 27,4% a Rieti (20 comuni).

 Frosinone “maglia nera” per emissioni inquinanti – Nel 2017 si contano nel Lazio 63,8 auto ogni 100 abitanti, un risultato in linea alla media nazionale (63,7) e che sale a 75,2 se si considerano anche i motocicli (74,8 in Italia). Tra le province, è l’area metropolitana di Roma a registrare l’incidenza più bassa, con 62 autoveicoli ogni 100 abitanti, che scendono a 61,4 considerando solo comune di Roma. Sul fronte opposto Frosinone, con 72,2 autovetture ogni 100 abitanti, detiene il record negativo, seguita da Viterbo (71,8), Rieti (70,3) e Latina (63,9 auto ogni 100 abitanti).

È inoltre sempre Frosinone a detenere il parco veicolare più vecchio e inquinante, con il 48,8% delle auto omologate Euro 0, 1, 2 o 3 (a fronte di una media regionale del 38,5%), seguita da Viterbo (43%), Rieti (46,3%), Latina (42,5%) e Roma (36%). Coerentemente l’incidenza più bassa delle auto “Euro 6” (12,4% nel Lazio) si registra nella provincia di Frosinone (8%), seguita da Rieti (8,6%), Latina (9,4%) e Viterbo (9,8%), mentre nell’area metropolitana di Roma (13,8%) la loro diffusione risulta superiore a quella mediamente rilevata in Italia (13,5%).

Frosinone ottiene il record negativo anche in termini di superamenti dei valori limite di PM10 (fissati dalla normativa europea come non più di 35 superamenti della soglia di 50 µg/m³ in un anno) rilevati delle centraline presenti nel Lazio; nel 2017 il numero maggiore di “sforamenti” si registra infatti nella “Valle del Sacco”, e in particolare nelle centraline di Frosinone Scalo (93 superamenti), Ceccano (89) e Colleferro (40); nell’agglomerato di Roma, pur registrandosi valori medi spesso vicini alla soglia “limite”, in tutte le centraline il numero dei superamenti è inferiore a 35. La situazione migliore si registra invece nella zona appenninica e nell’area litoranea, dove circa la metà delle centraline non ha registrato alcun superamento del valore soglia.

 Nel Lazio oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti… e la differenziata è ferma al 43% – Nonostante la significativa riduzione dei rifiuti solidi urbani (-9,9% nel Lazio e -7,5% in Italia tra il 2007 e il 2016), il Lazio continua a produrre oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, pari a 513 Kg pro-capite (a fronte di 497 Kg in Italia). A livello provinciale tuttavia soltanto Roma (543 Kg, che sale a 588 Kg nel solo comune di Roma) e Latina (503 kg di rifiuti pro-capite) superano la media nazionale, mentre le altre province registrano valori molto inferiori, pari a 421 Kg a Rieti, 416 Kg a Viterbo e 356 Kg a Frosinone.

Pur in presenza di un forte aumento della raccolta differenziata (+78,7% rispetto al 2013 e +13% rispetto al 2015), nel Lazio soltanto il 42,9% dei rifiuti viene differenziato (1,28 milioni di tonnellate in valori assoluti, pari a 217 kg per abitante), a fronte del 52,5% in Italia (261 kg pro capite). È Rieti a presentare le maggiori criticità, con una percentuale pari ad appena il 33,5% (22,2 mila tonnellate, pari a 141 kg per abitante); seguita da Frosinone (41,8%; 74,9 mila tonnellate, pari a 152 kg in valori pro capite), dall’area metropolitana di Roma (42,3%; 1 milione di tonnellate, 230 kg di rifiuti “differenziati” per abitante), dalla provincia di Latina (42,7%; 120,9 mila tonnellate, 210 kg per abitante) e da quella di Viterbo (48,1%; 63,9 mila tonnellate, 200 kg pro capite).

 Turismo: il Lazio, quarta regione in Italia per numero di arrivi. Roma, prima tra le grandi città. Il Lazio, con 11,6 milioni di arrivi e 33,8 milioni di presenze nel 2017, si conferma tra le regioni italiane con la maggiore attrattività turistica, risultando quarta per numero di arrivi (dopo il Veneto, la Lombardia e la Toscana) e sesta per numero di presenze, peraltro in forte crescita rispetto al 2016 (+5,2% le presenze e +1,5% gli arrivi).

A trainare il settore turistico è tuttavia quasi esclusivamente l’area metropolitana di Roma, che registra un incremento sia degli arrivi (+2%), sia delle presenze (+6,6% rispetto al 2016), risultando prima nella graduatoria nazionale per numero di arrivi (10,3 milioni) e terza per numero di presenze (29,8 milioni), dietro la città metropolitana di Venezia (37 milioni) e la provincia di Bolzano (32,4 milioni). Una flessione di arrivi e presenze si rileva invece nelle province di Rieti (rispettivamente -7% e -6,6%) e Latina (-6% e -0,1%), mentre Frosinone presenta un leggero incremento (+0,2%) degli arrivi e una flessione delle presenze (-0,4%), così come avviene a Viterbo (+1,6% gli arrivi e -15,9% le presenze).

Bene il turismo internazionale: 6,9 miliardi spesi dai turisti stranieri nel Lazio (+20,5% rispetto al 2016) – Nel 2017 la spesa complessivamente sostenuta dai turisti stranieri nel Lazio si attesta al valore record di 6,9 miliardi di euro (39,1 miliardi in Italia), registrando un aumento del +20,5% sul 2016. A livello provinciale, l’area metropolitana di Roma, con 6,7 miliardi spesi dai turisti stranieri nel 2017, concentra nel proprio territorio il 97,5% della spesa censita nel Lazio, presentando peraltro una crescita di oltre 1 miliardo di euro rispetto all’anno precedente (+20,3%). In calo la spesa turistica a Rieti (6,3 milioni la spesa complessiva, – 22,8% rispetto al 2016) e Viterbo (24,8 milioni; -30,7%), mentre aumenta la spesa dei turisti stranieri a Frosinone (75,8 milioni, pari a +132,6%) e a Latina (65,9 milioni, pari a +14,5%). Complessivamente la spesa giornaliera pro-capite sostenuta dai turisti stranieri nel Lazio è pari a 124 euro (106 euro in media in Italia), con i valori più alti a Roma (127 euro giornalieri), seguita da Latina (61 euro), Rieti (58), Viterbo (57) e Frosinone (50).

 Nel Lazio 23,1 milioni di visitatori nei siti culturali (+13,3%), per un “tesoretto” da 76 milioni di euro – In crescita il numero dei visitatori nei musei e aree archeologiche statali del Lazio (23,1 milioni nel 2017, +13,3% sul 2016), un incremento più elevato di quello nazionale (50,3 milioni, +10,8%). È nella città metropolitana di Roma che si concentra il 95% dei visitatori (22 milioni, pari a quasi la metà di quelli complessivamente registrati in Italia), con un incremento significativo sia rispetto al 2016 (+15,3%) sia nel quinquennio (+38,8%). Molto più ridotti i numeri delle altre province, con 514 mila visitatori a Frosinone (-27,6% sul 2016), 436 mila a Viterbo (-0,3%) e 103 mila a Latina (-15%), mentre la provincia di Rieti non ha siti compresi nella rilevazione.

La crescita dei visitatori nei siti culturali nel Lazio ha avuto ricadute sugli introiti, che nel 2017 raggiungono i 75,8 milioni di euro (194 milioni in Italia), aumentando del 12,2% rispetto al 2016 e del 37,2% sul 2013. Roma, che assorbe il 98,5% degli introiti (75 milioni di euro), registra l’aumento più rilevante (+12,4% rispetto al 2016 e +36,6% sul 2013); in crescita anche le entrate di Latina (165 mila euro; +7,8% nell’ultimo anno e +92,2% sul 2013) e Viterbo (1 milione di euro, rispettivamente +0,4% e +86,5%). Negativa appare invece la dinamica degli introiti a Frosinone (2.522 euro nel 2017, -26,5% sul 2016), soprattutto per la gratuità delle più importanti attrazioni turistiche della provincia come le Abbazie di Montecassino e Casamari (visitate gratuitamente nel 2017 da quasi mezzo milione di turisti).

Fondo Unico per lo Spettacolo: Roma “tentacolare”, con il 95% dei beneficiari e il 99% dei finanziamenti – Nel 2017 gli stanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo nel Lazio passano da 86,1 milioni a 60,9 milioni (-29,3%, a fronte di un aumento dell’1,3% su scala nazionale e dei 63,4 milioni investiti in Lombardia, che ha invece registrato un incremento del 21,6%). Anche il numero dei beneficiari passa nel Lazio da 376 a 203, concentrati nel 94,6% dei casi nella città metropolitana di Roma (192) e in particolare nel comune di Roma (dove è localizzato l’89,2% dei soggetti beneficiari, pari a 181). Ancora più alta risulta la concentrazione dei finanziamenti nell’area metropolitana di Roma (60,4 milioni pari al 99,3%) e, segnatamente, nella Capitale (59,6 milioni, pari al 98%). I finanziamenti interessano invece soltanto marginalmente le altre province del Lazio: soltanto 4 sono i beneficiari a Latina (per 109 mila euro complessivi); 2 a Viterbo e Frosinone (rispettivamente 72 mila e 31 mila euro i fondi stanziati) e un solo contributo ha riguardato una struttura/ente situato a Rieti (che ha beneficiato di 134 mila euro).

“Febbre del gioco”: 380 euro spesi a famiglia – il Lazio, con una spesa di 1,9 miliardi, si colloca, dopo la Lombardia (3,5 miliardi) al secondo posto tra le regioni italiane che hanno destinato più soldi al gioco legale. Anche in termini relativi, il Lazio, con 380 euro pro-capite si pone ben al di sopra della media nazionale di 355 euro, scendendo in questo caso al quarto posto nella graduatoria nazionale, dopo la Lombardia (con 424 euro pro-capite), l’Abruzzo (419 euro) e l’Emilia Romagna (392 euro). A livello territoriale, la città metropolitana di Roma concentra nel proprio territorio la quota più elevata della spesa (1,4 miliardi di euro, pari al 73,2%), seguita da Latina (204 milioni), Frosinone (170 milioni), Viterbo (86 milioni) e Rieti (43 milioni di euro spesi nel 2016). In termini relativi è tuttavia la provincia di Latina a presentare il valore più elevato (pari a 425 euro spesi da ogni cittadino maggiorenne), seguita da Frosinone (407 euro). I cittadini di Roma, con 378 euro pro-capite, si collocano leggermente al di sotto del valore medio regionale, mentre Rieti e Viterbo (317 euro in entrambe le province) presentano una spesa significativamente inferiore.

Il Lazio in controtendenza: criminalità in aumento nel 2017 (+1%) – Nel Lazio la dinamica decrescente dei reati denunciati registrata nel periodo 2014-2016 mostra nel 2017 un’inversione di tendenza: i reati denunciati aumentano infatti dell’1%, passando da 276,3 mila unità a 279,1 mila nel 2017, a fronte di una variazione negativa in Italia (-2,3%). A livello territoriale è la provincia di Rieti a presentare l’incremento più alto (+18,7%; da 3.571 a 4.238), seguita da Frosinone (+4,6%; da 12.609 a 13.192 denunce) e da Roma (+1,3%; da 228,9 a 231,9 mila), mentre Viterbo (-1,8%; da 9.551 a 9.382) e soprattutto Latina (-5,4%; da 21.363 a 20.217) rilevano una dinamica di segno opposto. Conseguentemente, l’indice generale della criminalità passa nel Lazio da 46,9 reati ogni 1.000 residenti nel 2016 a 47,3 nel 2017; tale risultato, nettamente superiore alla media nazionale (40,1 nel 2017), è condizionato dall’area metropolitana di Roma (con 53,2 reati ogni mille residenti), mentre decisamente inferiore è l’indice nelle altre province, con un valore pari a 35,1 reati ogni 1.000 abitanti a Latina, 29,4 a Viterbo, 27 a Rieti (in forte aumento rispetto ai 22,5 dell’anno precedente) e a Frosinone (26,8).

 Crimini “violenti”: crescono le violenze sessuali (+20,4%). In calo gli omicidi tentati (-18,4%) e consumati (-17,6%). Nel 2017 le denunce per reati “violenti” (ovvero omicidi consumati, tentati omicidi, violenze sessuali e lesioni dolose), registrano nel Lazio una significativa crescita (6.870 denunce, pari a +4,2% rispetto al 2016), a fronte del +3,3% in Italia). Tale dinamica trova riscontro in tutte le province, con i valori più elevati a Rieti (+13%), seguita da Viterbo (+10,2%), Frosinone (+9%), Latina (+5,9%) e, in ultimo, da Roma (+2,7%), dove tali reati raggiungono complessivamente le 4.995 unità. Sono soprattutto le violenze sessuali a registrare la crescita più significativa, raggiungendo nel 2017 il valore più elevato dell’ultimo quinquennio (514 denunce), con un incremento del (+20,4%) superiore al dato medio nazionale (+14,5%). A livello territoriale è prevedibilmente Roma a contare il maggior numero di denunce (413; +17,3% sul 2016), ma in termini dinamici l’incremento più preoccupante si registra nel frusinate, dove nell’ultimo anno le denunce per stupro sono più che raddoppiate, passando da 17 a 36 unità. Significativa anche la crescita di Rieti, dove si conta tuttavia il numero più basso di denunce (11 nel 2017, erano 5 l’anno precedente), mentre più contenuto risulta infine l’incremento negli altri territori, passando le denunce da 31 a 32 a Latina e da 20 a 22 a Viterbo.

I tentati omicidi registrano al contrario una forte diminuzione (-18,4% sul 2016; +1,8% in Italia): dei 111 delitti tentati nel Lazio nel 2017, sono 89 quelli commessi nel territorio metropolitano di Roma (-18,3% rispetto ai 109 del 2016); segue Latina con 12 denunce (14 nel 2016), Viterbo con 5 (erano 9 l’anno precedente), Frosinone con 4 (a fronte di 2 soli casi nel 2016) e infine Rieti con una sola denuncia (2 nel 2016). Buone notizie anche sul fronte degli omicidi consumati, che nell’ultimo anno presentano nel Lazio una contrazione del 17,6% (da 35 a 28 casi); tale dinamica decrescente trova conferma in quasi tutte le province, con l’unica eccezione di Frosinone dove sono 4 gli omicidi censiti nel 2017 a fronte di 1 del 2016. In calo invece quelli commessi a Roma, passati da 21 a 18, così come a Latina (da 7 a 3), a Viterbo (da 3 a 2) e a Rieti (da 2 a 1).

A Roma 388 furti denunciati al giorno. Ma è allarme a Rieti (+7,5% nel 2017) – Nell’ultimo anno la dinamica dei furti denunciati presenta nel Lazio una lieve leggera flessione (-0,1%; da 162.024 a 161.914 denunce), invece più marcata a livello nazionale (-6%). Tali reati aumentano tuttavia nell’area metropolitana di Roma (+1,1%, passando da 140,2 a 141,7 mila unità), dove si contano 388 reati al giorno; in termini relativi il maggiore incremento di questo reato si registra a Rieti (+7,5% nel 2017, passando da 1.427 a 1.534), mentre è in flessione il risultato di Viterbo (-9,7%; da 4.359 a 3.938 unità), Latina (-9,1%; da 10.832 a 9.848 furti denunciati) e Frosinone (-6,2%; da 5.146 a 4.827 denunce).

 E i pericoli vengono dalla “rete”: in ascesa i reati informatici (+15,2%). Nell’ultimo anno le denunce di truffa e frode informatica ai danni dei cittadini laziali (16.431 in valori assoluti), sono cresciute del 15,2%, a fronte di un più contenuto 8,4% in Italia; tale incremento trova conferma in tutte le province, attestandosi al +29,3% a Rieti, al +23,2% a Frosinone, al +15,9% a Viterbo e al +15,6% a Roma e assumendo infine a Latina dimensioni inferiori (+2,2%). In termini relativi è l’area metropolitana di Roma a registrare il rischio più elevato, presentando nel 2017 un valore (2,9 truffe ogni 1.000 abitanti) superiore alla media regionale (2,8) e nazionale (2,7). Leggermente inferiore risulta invece il rischio nelle province di Rieti (2,6), Viterbo (2,6), Frosinone (2,5), mentre Latina, anche per effetto di un incremento marginale dei reati nell’ultimo quinquennio, si colloca in ultima posizione (con 2,4 truffe e frodi informatiche ogni mille abitanti).

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